I primi 50 anni di Lupin III
28 Settembre 2017Un eroe che non è invecchiato di un giorno Lupin III. Ha cambiato d’abito e si è trasformato con camaleontica vitalità e inossidabile ironia; continuando a stupire e divertire.
Lupin III ha festeggiato in Agosto i suoi primi 50 anni da quel lontano 1967 quando uno sconosciuto autore di manga dall’improbabile soprannome di Monkey Punch creò il suo indimenticabile personaggio. Nello stesso periodo, nel nascente mondo del manga nipponico si stavano affermando autori di culto come Osamu Tezuka e Hayao Miyazaki. Eppure il giovane Kazuhiko Katō, alias Monkey Punch, faceva il radiologo e sì disegnava davvero bene, ma all’inizio se ne era accorto solo il direttore dell’ospedale in cui lavorava e non una casa editrice specializzata. Sta di fatto che fu proprio il direttore del Kushiro Red Cross Hospital, con la lungimiranza di un agente letterario, a spingerlo a presentare qualche suo disegno a qualcuno che potesse davvero apprezzarne il lavoro.
Monkey Punch iniziò così la sua collaborazione con la rivista Manga Story, discreto il successo con la sua prima storia, ma niente a che vedere con quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Nel frattempo era passato a collaborare con Weekly Manga Action (Lone Wolf and Cub, In this corner of the World) e per loro creò Rupan Sansei (Lupin III). Il resto è storia.
Errore. Il resto non è storia perché Lupin III ha sì cambiato abiti, sigle, e atmosfere, ma continua ancora oggi ad appassionare e divertire. All’ultima edizione del Future Film Festival di Bologna è stato presentato il nuovo lungometraggio d’animazione dal titolo Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon. Il protagonista è ovviamente Goemon come già lo era stato nel 2014 Jigen con Lupin III: La lapide di Daisuke Jigen.
Gli alleati della squadra di Lupin in primo piano per seguire i fallimenti, la solitudine e la rivincita degli amici che lo accompagnano nelle sue avventure da ben 50 anni. Il team è sempre lo stesso con i suoi antagonisti e una trama che segue traiettorie ben definite con ironia, un pizzico di pop e seduzione femminile.
Certo l’ultima opera si è distaccata dalle atmosfere alla Miyazaki del Castello di Cagliostro. Indimenticabile la scena iniziale in cui appare l’immagine eloquente di una roulette. Un tributo al Casinò di Monte Carlo e alla sua storia quando divenne pochi anni dopo la sua fondazione, la più importante destinazione con casinò in Europa e indimenticabile è anche quell’inseguimento a bordo della 500 gialla voluta, sembra, da Miyazaki stesso.
Nell’ultimo Lupin presentato al Future Film Festival le atmosfere si fanno invece più cupe, i combattimenti più feroci in uno stile che guarda più a Quentin Tarantino che al regista de Il castello errante di Howl. Ciò non toglie che l’appeal del protagonista e delle sue avventure coinvolge ancora una volta lo spettatore in un rapporto di fiducia e abbandono nel seguire le varie fasi della narrazione perché Lupin III riesce a coinvolgere ed emozionare ancora dopo 50 anni di storie.
Mi chiedo spesso quale sia il segreto di un personaggio così longevo e la risposta forse sta proprio nell’anima di ognuno di noi che si specchia nelle sue storie per trovare rassicurazioni e sapere che alla fine per quanto rocamboleschi siano i cambi della sorte ne usciremo vincitori. Magari con nulla in mano, come spesso accade a Lupin, ma con gli amici al nostro fianco e soprattutto senza perdere l’ironia e la leggerezza con cui guardare all’esistenza.




