Human Lost – Lo Squalificato

5 Aprile 2022 0 Di Akumetsu

Human Lost – Lo Squalificato è l’adattamento animato del romanzo di Osamu Dazai pubblicato per la prima volta nel 1948.

Human Lost - Lo Squalificato

Human Lost – Lo Squalificato


Trama


La storia è ambientata in un futuro distopico in cui, grazie al progresso tecnologico, si è riusciti a sconfiggere la morte! Delle nano-macchine, inserite nel corpo delle persone, permettono loro di vivere 120 anni, senza ammalarsi né ferirsi, a patto di restare sempre connessi alla rete che le gestisce e controlla, la Shell; nel momento in cui si viene “squalificati” dalla società, dal sistema, allora si innesca un fenomeno definito Human Lost, che fa impazzire le nano-macchine, trasformando il corpo dell’individuo in un essere mostruoso.

Il protagonista, Yōzō Ōba, sarà coinvolto dal suo migliore amico in una vera e propria lotta all’emancipazione, per riappropriarsi del proprio status di essere umano!

Ciò che non sa è che il suo destino non è quello di essere trascinato nel corso degli eventi, ma esserne l’artefice!

Scheda


Scheda Film d’Animazione

Titolo Originale Ningen Shikkaku
Regia
  • Fuminori Kizaki
  • Hiroshi Ootake
Sceneggiatura Tow Ubukata
Studio Polygon Pictures
Musiche Yugo Kanno
Distribuzione Italiano Koch Media / Anime Factory
Anno 2019

Recensione


Amici, Human Lost – Lo Squalificato è un’opera che tocca tematiche molto importanti per la fantascienza che sicuramente non sono innovative ma che sicuramente riescono a convincere ed avvincere lo spettatore.

Partiamo dal presupposto che questo adattamento differisce abbastanza rispetto al romanzo originale di Dazai, avendo voluto virare prepotentemente su un cyberpunk che potesse essere più vicino a Akira e Ghost in the Shell, cui la serie fa anche diversi omaggi. Questo è uno dei romanzi più apprezzati in Giapponese tanto da aver ricevuto diversi adattamenti, uno dei quali addirittura in chiave horror dal nostro beniamino Junji Ito!

La tematica di fondo è estremamente interessante, in quanto rivaluta i limiti ma soprattutto il concetto stesso di essere umano: l’impossibilità di morire, misto al fatto di dipendere dalla Shell, il fatto di poter essere sempre controllati e soprattutto di poter essere “squalificati” è qualcosa di angosciante e disturbante sotto tanti punti di vista.

Il problema di questo adattamento, ciò che più non fa gridare al capolavoro dal punto di vista narrativo, è che il Film su prende troppo sul serio con dei monologhi che vogliono ricordare Blade Runner, ad esempio, ma che finiscono per essere unicamente ridondanti, sempre più pomposi ma con poco costrutto; ne consegue che lo sviluppo etico/morale del Film finisce per essere minimo, per dare spazio ad un approfondimento di protagonista e antagonista che sono alla fine, poco incisivi.

Yozo, infatti, sarà angustiato sin dall’inizio da un misterioso passato di cui non ha memoria ma che si manifesta appena possibile sotto forma di incubi/visioni sempre quando non devono; è un personaggio fondamentalmente inetto che solo alla fine riesce un minimo a riscattarsi ma senza che si possa restarne pienamente soddisfatti: alla fine del film lui stesso lo ammette, quindi non penso di essere troppo in errore.

Masao Horiki invece è il classico villain che ci si aspetta in un Film di questo genere: genio incompreso, deluso dal sistema che lui stesso ha contribuito a creare e che per motivi del tutto personali ma che eleva ad universali, decide di distruggere tutto.

Nel mezzo c’è la dolcissima Yoshiko Hiiragi che sarà l’ago della bilancia e che sarà costretta, praticamente per tutta la durata del Film, a sacrificarsi per quel Yozo, finendo per diventare una sorta di novella Andromeda che sarà pronta a gettarsi tra le fauci del potere pur di dare un’occasione ad un personaggio così anomalo come il protagonista.

La trama è abbastanza lineare, arricchita da qualche integrante riflessione e dei buoni combattimenti, con un finale che riesce a chiudere il tutto ma che potrebbe lasciare deluso qualche spettatore.

A dispetto di una regia brillante (Fuminori Kizaki il regista di Psycho-Pass) la computer grafica è buona, seppur altalenante. Polygon Pictures purtroppo, a parte Blame, non riesce mai propriamente a convincermi, con una grafica che spesso è troppo basilare se così vogliamo definirla, in un momento storico in cui si punta al fotorealismo e/o a risultati che siano naturali, le caratteristiche tecniche di questo Studio sono spesso troppo scarne. Stesso discorso per i movimenti che a volte sono molto fluidi e naturali, altri invece legnosi come pochi.

In conclusione Human Lost – Lo Squalificato è un adattamento che si lascia guardare ma che non riuscirà ad attirare una fascia di pubblico molto ampia, non soltanto per le tematiche molto profonde che si confanno ad un pubblico maturo, ma anche per un prodotto in sé che si prende molto sul serio e che, esteticamente, potrebbe non attirare.

Trailer