La Collina dei Papaveri
31 Marzo 2015La Collina dei Papaveri racconta la storia di Umi Matsuzaki, giovane ragazza di sedici anni orfana di padre, e della nascita del suo amore verso il diciassettenne Shun.
Trama
Siamo nel 1963 a Yokohama, Umi vive in una residenza ricavata da un ex ospedale insieme alla nonna e ai fratelli minori Sora e Riku in quanto il padre, marinaio, morì durante la Guerra di Corea e la madre, docente universitaria, è spesso lontana da casa per lavoro. Nella proprietà vivono altre due giovani donne cui la famiglia Matsuzaki ha fittato una stanza: Miki e Sachiko, la prima è una tirocinante, la seconda una pittrice. Umi si occupa di preparare da mangiare per tutti, dalla colazione alla cena preparando persino ad ognuno il bento con il pranzo per poi uscire e issare due bandiere di segnalazione marittima che significano prego per una navigazione sicura in ricordo di suo padre; sua nonna, invece, l’aiuta nella gestione amministrativa e aiuta a far fronte alle spese.
Un giorno Umi incontra a scuola il giovane Shun che si era reso protagonista di un’azione di proresta organizzata dai maschi della scuola; tra i due scatta subito qualcosa, pur tuttavia, il gesto compiuto dal ragazzo non viene ben visto da Umi sulla quale non fa una buona impressione.
Non passa molto che i due si reincontrano in quanto Sora, sorella minore di Umi, chiede alla sorella di accompagnarla da Shun per chiedergli un autografo. Così la ragazza scopre che Shun è membro del club di letteratura e si occupa del giornalino della scuola e, tra una parola e l’altra, finisce per entrare anche lei nel club come copista. A poco a poco, i due si innamorano; ma all’improvviso qualcosa turba questo rapporto che sta appena agli albori tanto da far sì che Shun inizi a trattare Umi con estrema freddezza finché la ragazza non gli chiede spiegazioni e lui le rivela di essere suo fratello. La ragazza, inizialmente sconvolta, decide di continuare come se non fosse mai successo nulla, continua a lavorare per il giornalino e a frequentare il Quartier Latin, ovvero il fatiscente edificio dove si radunano i vari club della scuola, grazie a lei l’edificio viene restaurato dagli stessi ragazzi della scuola e il suo contributo sarà fondamentale nella lotta contro la sua demolizione. Ben presto, però, Umi si renderà conto di non poter rinnegare i suoi sentimenti pur sapendo di dover rinunciare al proprio amore… ma è davvero così?
Schede
Scheda Film
| Titolo Originale | Kokuriko-zaka kara |
| Regia | Goro Miyazaki |
| Soggetto | Tetsurō Sayama (autore del manga) |
| Sceneggiatura |
|
| Studio | Studio Ghibli |
| Musiche | Satoshi Takebe |
| Produttore Italiano | Lucky Red |
| Anno | 2011 |
Scheda Manga
| Titolo Originale | Kokuriko-zaka kara |
| Storia | Tetsurō Sayama |
| Disegni | Chizuru Takahashi |
| Editore | Kodansha |
| Editore Italiano | Inedito |
| Tankobon | 2 (Completa) |
| Genere | Shojo |
Recensione
La Collina dei Papaveri è un film che colpisce specialmente per la connotazione storica. La storia è bella e molto ben strutturata, però, non ha una grande forza né momenti di forte pathos; certo segue un suo climax, ma la parabola non è molto accentuata. Ciò che manca alla vicenda è, però, compensato dall’attenzione ai dettagli e alla caratterizzazione dei personaggi sia primari che secondari, basti pensare, tra i vari studenti, al filosofo che cerca adepti per il suo club o alla nonna di Umi che pur comparendo solo due o tre volte mostra un carattere molto forte. A ciò si aggiunge il senso di malinconia dovuto alla forte contestualizzazione storica: questo è un aspetto che molti di noi occidentali non possiamo cogliere appieno in quanto proveniamo da una cultura con usi e costumi ben diversi; pur tuttavia, non si può non notare il fervore degli studenti pronti alla rivolta, pronti a farsi sentire, oppure il metodo con cui viene stampato o il giornalino della scuola o lo stesso modo di cucinare di Umi. Ogni elemento è al posto giusto, non vi sono eccessi, tutto è in perfetta armonia e questo non si può non trasmettere allo spettatore. Sotto questo punto di vista, infatti, l’opera di regia di Goro Miyazaki abbinata alla sceneggiatura in parte curata dal padre Hayao, risulta essere davvero eccellente.
Ci troviamo di fronte ad un opera davvero bella che val la pena di essere vista. Possiamo dire che ancora una volta lo Studio Ghibli ha tenuto fede alla propria fama.




Visto giusto qualche settimana fa! Bellissimo, coinvolge e rilassa al tempo stesso *^* Io amo ogni cosa che porti il marchio Miyazaki/Ghibli e anche questo film non mi ha deluso, nonostante qualcuno sostenga che comunque le opere di Goro non siano equiparabili a quelle di suo padre^^