Paprika – Sognando un Sogno
11 Febbraio 2013In un futuro non molto distante, il dott. Kosaku Tokita, al fine di agire sul subconscio dei malati mentali e curarli, ha ideato uno strumento (simile ad un auricolare con microfono in stile centralinista) capace di registrare i sogni ed interagire con essi. Tale invenzione, essendo ancora in fase sperimentale, viene tenuta segreta e sotto stretta sorveglianza a causa delle sue incredibili potenzialità.
Trama
L’apparecchio, la DC Mini, può connettersi univocamente ad un’altra DC Mini consentendo allo psicoanalista di interagire con i sogni del paziente. Tuttavia tre di questi apparecchi non ancora programmati (quindi capaci di connettersi a qualunque altra DC Mini) vengono rubati e subito dopo alcuni dei medici che lavorano alla sperimentazione impazziscono.
La dott.ssa Atsuko Chiba aveva iniziato ad utilizzare questa nuova terapia anche al di fuori dell’ospedale trasformandosi, nei sogni delle persone, in Paprika, una ragazza con un carattere totalmente opposto al suo ma che in fondo non è altro che la sua parte nascosta; pur tuttavia la dottoressa è convinta
che a rubare le DC Mini sia stata una persona interna all’ospedale e quindi, insieme ai dottori Tokita e Shima, cercherà in tutti i modi il colpevole aiutando, nel frattempo, il detective Kogawa a superare le sue
angosce.
La situazione raggiungerà livelli critici, sogno e realtà si fonderanno, verrà creato un immenso sogno collettivo e solo la dott.ssa Chiba, con l’aiuto di Paprika e qualche altro amico, riuscirà a capire chi c’è dietro tanta follia.
Scheda
Scheda Film
| Titolo Originale | Paprika |
| Regia | Satoshi Kon |
| Soggetto | Yasutaka Tsutsui |
| Sceneggiatura |
|
| Musiche | Susumu Hirasawa |
| Curiosità | Il lungometraggio è scritto, disegnato e diretto dal maestro Satoshi Kon sulla base dell’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui del 1993. Il film esce in Giappone nel 2006 e viene presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nello stesso anno. |
Recensione
Un lungometraggio a dir poco geniale, unico nel suo genere. Nonostante l’intreccio risulti alquanto
contorto, lo svolgimento è scorrevole. Avvincente e colorato, pur incentrandosi su temi psicologici, non
risulta pesante e riesce a tenere viva l’attenzione del pubblico.
Il Character Design è studiato tanto bene quanto il profilo psicologico, più volte reso esplicito dagli stessi
protagonisti. Particolarmente interessante è il rapporto tra la dott. ssa Chiba e il suo alter-ego, Paprika: la
prima fredda e distaccata, la seconda, come suggerisce il nome, più passionale, spensierata e sbarazzina.
Altro tema di rilievo è la follia, analizzata sotto ogni punto di vista: da semplice tormento a brama di potere e controllo indiscriminato.
Paprika è certamente inusuale come lungometraggio ed è forse questo il suo punto di forza. Come già detto, il Character Design è curato molto attentamente e i sogni trovano rappresentazioni pertinenti, colorate e fantasiose. Tuttavia, unica pecca del film, è che spesso movimenti e animazioni sono realizzati in digitale ed è impossibile non notare lo stridio tra disegno e Computer Grafica.
Per il resto il lungometraggio è ben realizzato e capace di appassionare il pubblico senza troppe difficoltà.


