Achab

29 Agosto 2025 0 Di Akumetsu

Achab è l’adattamento manga di Moby Dick, capolavoro di Herman Melville.

Achab

Achab

Trama


Achab mette al centro della storia la caccia ossessiva proprio del capitano Achab alla mostruosa balena bianca che lui ha chiamato Moby Dick.

L’odio e l’ossessione del capitano nascono dal primo incontro tra il marinaio ed il cetaceo quando Achab era ancora un giovane quacchero. Durante la caccia alla balena, quest’ultima ha ucciso tutti i membri dell’equipaggio e gli ha staccato una gamba. Da quel giorno ha trascorso ogni istante della sua vita alla ricerca della mostruosa creatura simile a un dio; a bordo della Pequod, con a bordo il coraggioso arciere polinesiano Queequeg, il cannoniere Starbuck, il timoniere Stubb, il giovane mozzo Ismaele e altri, il capitano Achab è finalmente pronto a gettarsi in una caccia disperata e pericolosa attraverso gli oceani.

Scheda


Scheda Manga

Titolo Originale Achab
Autore Tetsuya Saruwatari
Editore Shueisha
Editore Italiano Planet Manga
Tankobon Volume Unico
Genere Seinen

Storia Editoriale


Achab è l’ultimo lavoro completo del mangaka Tetsuya Saruwatari e nasce sulle pagine di Grand Jump Mucha di Shueisha nel 2022 ed è composto da soli 3 capitoli che non seguono la normale numerazione dei capitoli di un Manga.

Pubblicato in un volume unico, Achab arriva in Italia per Panini Comics che propone questo titolo in una pregevole edizione cartonata.

Il volume, 15 x 21, ha copertine belle rigide che rendono sicuramente meno immediata la lettura del volume ma sono belle e resistenti, proteggono delle pagine facili e belle da sfogliare, di cui alcune a colori, rilegate saldamente.

A queste caratteristiche Achab è proposto al pubblico alla cifra di 18€.

Recensione


Amici, Achab è una vera delusione, simile in tutto e per tutto ad uno di quegli adattamenti scadenti hollywoodiani di un titolo di successo.
Chi di voi ha visto l’adattamento di Death Note da parte di Netflix sa di cosa sto parlando!

Achab è una scialba, vuota, macabra copia dell’originale, il racconto di un uomo pazzo che decide di vendicarsi di una balena che non ha fatto altro che difendersi.

Ora, qualcuno tra di voi potrebbe dire “Akumetsu, anche l’originale narra la storia di un vecchio ormai impazzito pronto a tutto per vendicarsi”…ma vi dico che non è affatto la stessa cosa.

Moby Dick è molto più di questo, il confronto tra umano e divino, la narrazione di cosa può portare l’hybris umana e quale dovrebbe invece essere il rapporto con il divino.

Anche la narrazione del romanzo, raccontato attraverso gli occhi di un giovane uomo, Ismaele, un solitario che vaga per il mondo, che sopravvive al naufragio finale, proprio come il biblico Ismaele sopravvive nel deserto.
Melville nel suo romanzo fa di questo personaggio il simbolo dell’uomo moderno, isolato, alla ricerca di un senso in un universo vasto e spesso indifferente.

Ismaele è il simbolo dell’esiliato esistenziale, colui che osserva e sopravvive, anche se il prezzo è il distacco e la solitudine.
Qui invece è un ragazzino alla sua prima esperienza, che si imbarca non si sa bene perché, in questa missione disperata.

Gli altri personaggi vengono soltanto accennati quando invece hanno un significato, anche simbolico, molto importante come ad esempio proprio Queequeg che, nella versione Manga, sembrano solo una serie di strambi disadattati che vanno incontro alla morte senza senso.

La stessa figura di Achab è molto meno affascinante, meno magnetica, un pazzo suicida che ha fatto di tutto per sopravvivere, trasfigurandosi, diventando un demonio pur di uccidere un Dio.

Questo, secondo me, rappresenta uno dei fallimenti più grandi di questo adattamento perché io posso capire tante cose di un adattamento e sono consapevole che non posso trovare la riproposizione uno a uno dell’originale; è altrettanto vero che se uno dei personaggi cardine della storia rappresenta una visione incattivita, distorta e ossessionata di un essere umano, deve restare così anche nell’adattamento.
Invece, nella lotta finale, Achab ammette di non sentirsi più umano, che non può esserlo se vuole portare a compimento la sua vendetta.

Ciò non rappresenta un adattamento ma un cambiamento bello e buono che non rispetta l’originale e che quindi non può che definirsi come una storia “liberamente ispirata” ad un’altra.

Il finale poi, in pieno stile film horror di quinta categoria…una vergogna.

La narrazione cerca di rifarsi all’originale ma finisce per essere un semplice racconto frettoloso degli eventi che si susseguono, senza farci provare nulla se non ansia.

Dal punto di vista artistico, Tetsuya Saruwatari riesce a rendere l’opera macabra grazie a disegni molto precisi e puntuali che rendono al meglio smembramenti, ferite e le espressioni da pazzo di Achab, mentre vacilla su tutto il resto.

In conclusione Achab è una lettura che potrebbe piacere agli amanti dei seinen sanguinolenti e degli horror, ma non pensate minimamente al paragone con Moby Dick.

Per tutti gli altri e per chi avesse letto il capolavoro di Melville, vi sconsiglio assolutamente la sua lettura.

VideoRecensione