Ghost in the Shell: Stand Alone Complex
3 Luglio 2013Ghost in the Shell: Stand Alone Complex è l’adattamento animato dell’innovativa serie Ghost in the Shell creata da Masamune Shirow.
Trama
Questa serie è ambientata nel 2030, in una società o meglio in un mondo nel quale la tecnologia è entrata prepotentemente nella vita nell’uomo, al punto tale da diventare parte del suo stesso corpo. L’ingegneria cibernetica e non solo, permette agli esseri umani di rimpiazzare parte del proprio corpo, o totalmente, con delle parti meccaniche. Si possono sostituire arti, organi addirittura il cervello, fino ad arrivare al grado estremo, ovvero il cyborg. Gli esseri umani scelgono così di interagire con la tecnologia in maniera diretta e immediata, tanto che nei casi di sostituzione del cervello con uno cibernetico, è possibile acquisire delle capacità straordinarie, come l’elaborazione di migliaia di dati e informazioni simultaneamente, connettersi alla rete e interagire con altre tecnologie e addirittura la selezione cosciente dei propri ricordi. In questa società restare un essere umano “puro”, ovvero senza nessun impianto, è sempre più raro, oltre ad essere una scelta di vita che comporta anche una sorta di handicap. Per la vita di tutti i giorni, per ogni settore, attività e strato societario, sono stati creati anche dei robot con I. A. di altissimo livello; come conseguenza di tutto ciò, la sicurezza informatica e dei sistemi di comunicazione è tutto, e i crimini connessi a questi particolari settori sono aumentati esponenzialmente, per non parlare delle applicazioni criminali che i corpi o semplici gli arti bionici possono comportare in crimini minori come rapine, lotte tra bande ecc. Protagonista di questa serie è Motoko Kusanagi, una donna il cui corpo è quasi totalmente cyborg fin da quando era bambina. Motoko è al comando della squadra detta Sezione 9 della pubblica sicurezza, (diretta da Aramaki), che si occupa di crimini informatici e situazioni ad alto rischio. La squadra della sezione 9 è composta da pochi membri, ma molto affiatati e complementari:
- Batou, ex membro dei Ranger, sezione d’assalto dell’esercito; possiede due gruppi ottici al posto degli occhi.
- Togusa, membro del gruppo ancora umano al cento per cento, con moglie e figlia piccola;
- Ishikawa, l’esperto informatico del gruppo;
- Pazu, Saito e Boma, tre gregari.
A supportare il gruppo inoltre, ci sono sette Tachikoma – robot armati dalle fattezze ragnesche, impiegabili in svariate situazioni. La serie seguirà le indagini del gruppo e in particolar modo ci mostrerà uno spaccato di questa società, che verrà stravolta dalle azioni dell’Hacker Laughing Man!
Scheda
Scheda Anime
| Titolo Originale | Kōkaku Kidōtai Stand Alone Complex |
| Regia | Kenji Kamiyama |
| Soggetto | Masamune Shirow (manga Ghost in the Shell) |
| Sceneggiatura | Kenji Kamiyama |
| Character Design |
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| Mecha Design |
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| Studio | Production I.G |
| Musiche | Yoko Kanno |
| Produttore Italiano |
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| Episodi | 26 (completa) [Vai a Lista Episodi] |
Recensione
Amiche e amici, è prima di tutto giusto fare delle precisazioni: prima fra tutte che questo è un adattamento della serie Manga originale, dalla quale prende protagonisti e tematiche, ma che si sviluppa in maniera totalmente diversa dalla storia originale. Per l’esattezza il Film d’Animazione di Ghost in the Shell è stato il primo adattamento dell’opera di Shirow, segue poi il secondo Film (Innocence), poi le due serie Anime e successivamente l’ultimo Film che conclude le due serie.
Detto questo possiamo parlare di Ghost in the Shell (GITS) come una serie fantastica, assolutamente magnifica e che vi farà riflettere sicuramente. Tutte le nostre sicurezze, tutto ciò che la nostra educazione, che la nostra formazione e la nostra religione (qualsiasi essa sia) ci ha insegnato, viene messa in discussione sotto ogni punto di vista, primo fra tutti il concetto di anima: quest’ultima nella serie viene definita Ghost, e rimane l’unico fattore a caratterizzare un essere umano da un robot umanoide ad esempio. Ma il Ghost non è solo questo o meglio, Shirow lavora sull’insinuare, nella nostra mente (soprattutto per chi ha seguito questa saga anche nelle precedenti versioni) che il concetto di Ghost sia qualcosa di non così chiaramente definibile, che non viene creato da un Dio ma che può essere infuso anche in esseri cibernetici attraverso l’esperienza sensibile dei sentimenti umani. Il processo di umanizzazione dei Tachikoma nel corso della storia ne è l’esempio lampante e ci mostra come questi strumenti diventino progressivamente sempre più umani, rendendosi conto della propria esistenza e di superare la considerazione che gli esseri umani hanno di loro: superano il limite imposto dalla loro stessa natura e si avvicinano progressivamente e inesorabilmente verso un’umanizzazione che verrà poi riconosciuta anche dai membri della sezione 9, primo su tutti Batou e poi anche dallo stesso Aramaki. Questo ci porta alla conclusione che l’anima, il Ghost, possa essere il frutto di un processo naturale, che passa dalla definizione di se, all’affermazione del proprio essere, manifestato attraverso la volontà e la libertà di pensiero e d’azione. Già solo per questo concetto, GITS dovrebbe essere considerato un’opera imperdibile per ogni appassionato, ma altri fattori la rendono una pietra miliare della nostra cultura di appassionati. La nostra protagonista è, infatti, una donna cyborg sin dall’infanzia e la sua crescita, che passa attraverso un processo di adattamento del proprio corpo all’età anagrafica, condizionerà totalmente la sua formazione e la sua vita. Motoko, infatti, sembra aver perso quasi la sua umanità, avendo abbandonato e dimenticato anche le piccole debolezze e imperfezioni che caratterizza ogni essere umano. Il suo fare indomito e senza paura nascono non dal coraggio, ma dalla consapevolezza della sua “superiorità”, dal considerare se stessa uno strumento di risoluzione, capace attraverso la propria esperienza di utilizzare il suo corpo cibernetico nel migliore dei modi. Alla sua figura si contrappone su tutti Togusa, che a causa anche di un’esperienza personale diretta, conserva e vuole conservare a tutti i costi la propria umanità. La differenza tra questi due figure è netta e palpabile sotto ogni punto di vista, ma sarà la consapevolezza dei propri limiti a rendere Togusa decisivo in diverse situazioni; di qui il concetto che l’umanità è data anche dall’esperienza del mondo attraverso i propri sensi, che nasce dal profumo dei fiori, il vento tra i capelli, il calore del sole sulla pelle, alla sofferenza causata da una ferita, a una contusione ecc. Vivere in un corpo cibernetico da sempre ha privato parzialmente Motoko della propria umanità. Un elemento che si evince è però proprio la delineazione dei personaggi come persone, che agiscono come tali, in base alle proprie intuizioni e manipolati dalle proprie paure. Tutto del loro comportamento li avvincerà allo spettatore, portando a vivere quasi in prima persona le difficoltà che sorgono nell’interfacciarsi con una società che in alcuni casi può sembrarci aliena e alienante! Altro concetto che emerge nello svolgimento della serie è la rete, che non solo fa parte della vita di tutti ma entra letteralmente nella vita di tutti; questo porta addirittura all’hacking del cervello degli esseri umani e a una condizione perenne di vulnerabilità: così come tutte le cose hanno pregi e difetti, il prezzo per un cervello cibernetico che aumenta esponenzialmente il potenziale del singolo, è la perenne sensazione di essere attaccati, controllati, forse manipolati da qualcun altro dall’altra parte della rete. In definitiva, sotto l’aspetto morale e concettuale, questa serie mette a nudo in maniera egregia tutte le meraviglie che la tecnologia concretamente potrebbe portare, e allo stesso tempo, mostra anche le contropartite e le modifiche concettuali, comportamentali e morali, che questo tipo di progresso porterebbe.
Sotto l’aspetto puramente stilistico, GITS si presenta come una serie curata fin nel minimo particolare: primo fra tutti i fattori, il giusto bilanciamento tra CG e disegno tradizionale, che s’integra perfettamente e che non si nota moltissimo; le animazioni e i disegni sono fantastici, e garantiscono una sensazione di naturalezza e realismo. Molto belle le colonne sonore, che riescono sempre ad aumentare il pathos e ad aumentare l’effetto visivo. In definitiva quindi, GITS è una serie che porta avanti in maniera egregia il plot principale introdotto da Shirow e in questa nuova veste permette di avvicinare e attirare anche un pubblico privo di ogni tipo di conoscenze dell’opera madre. Una serie psicologica, che vi colpirà dritti al cuore per tutte le implicazioni, aprendovi gli occhi su un mondo che forse è molto più vicino e concreto di quanto non si possa immaginare. Serie cult, serie da vedere, serie capolavoro!


